Strategie di fundraising per le organizzazioni socio sanitarie

Una delle ultime rilevazioni condotte del Censis presenta dati allarmanti sulla spesa pubblica: i soldi assegnati al Fondo per le politiche sociali, istituito nel 1997 per trasferire mezzi aggiuntivi agli enti locali e garantire l’offerta di servizi per anziani, disabili, minori, famiglie in difficoltà, sono passati da 1,6 miliardi di euro nel 2007 a 297 milioni nel 2014 pari ad un calo dell’81%. La spesa sociale dei comuni supera i 7 miliardi di euro l’anno, pari a 115,7 euro per abitante. Ma le differenze territoriali sono macroscopiche, si passa dai 282 euro per abitante nella Provincia autonoma di Trento ad appena 25 euro in Calabria.

In questo scenario sono fondamentali le reti di sostegno informali e le organizzazioni non profit che rappresentano una componente fondamentale del nostro modello di welfare. Il finanziamento pubblico delle attività non profit nel campo sanitario e dell’assistenza sociale è 13,5 miliardi di euro, pari al 63% del loro budget complessivo. In particolare, il ruolo delle cooperative sociali, che rappresentano il 3,7% sul totale delle istituzioni non profit, nell’ambito socio sanitario diventa più rilevante, salendo rispettivamente al 10,9% dei soggetti attivi nella sanità e al 17, 8% nei servizi sociali.

Le organizzazioni che operano nel settore dei servizi socio sanitari si trovano, quindi, a dover affrontare un duplice ostacolo: da una parte il fare quotidianamente i conti con risorse sempre più limitate che spesso pregiudicano la sostenibilità delle attività, e dall’altra la mancanza di una preparazione e di una conoscenza nell’ambito della raccolta fondi capaci di incidere in maniera determinante sull’efficacia ed il successo di una campagna di fundraising.

Per approfondire il tema:

 

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