Perchè il mondo dello Sport ha bisogno di Fundraising?

Che il tema della raccolta fondi a livello internazionale sia sempre più cruciale a causa dei problemi di finanziamento delle organizzazioni non profit dovuto a vari fattori -tra cui la continua riduzione dei finanziamenti pubblici e l’aumento sia in termini qualitativi che quantitativi dei bisogni sociali che non vengono soddisfatti dalla pubblica amministrazione- è cosa nota ormai da tempo.

Come è risaputo, ciò ha causato un incremento della concorrenza tra le organizzazioni non profit e il conseguente aumento della competizione nella raccolta fondi, oltre ad una difficoltà in termini di fidelizzazione dei donatori e dei prospect.

Se a questo però si aggiunge che il Non Profit annovera al suo interno anche il grande mondo dello Sport e che questo settore da solo, pena la sua sostenibilità strategica, ha tutte le carte in regola per diventare la nuova grande frontiera della raccolta fondi, allora il tema è decisamente più interessante ed avvincente.

Da quasi 2 anni sono Presidente di una Srl Sportiva che si occupa di promuovere i valori dello Sport sul territorio. Con essa ho potuto conoscere da vicino un mondo che, seppur sia stato sempre mio, oggi mi consente di attualizzarne le potenzialità, le criticità e quindi le soluzioni.

Parliamo infatti di un mondo dal grandissimo potenziale: in Italia la pratica sportiva continuativa è in costante crescita (+2,7% – dati Istat 2016) e coinvolge il 25% della popolazione (dati CONI 2016 – 15 milioni di italiani hanno dichiarato di fare attività sportiva). Numeri che, visti in ottica internazionale, diventano ancora più interessanti.

Questi dati rivelano un valore ancora più decisivo se parliamo in modo consequenziale di benessere dei cittadini e riduzione della spesa sociale.

Il Centro Studi del CONI ha quantificato che il risparmio sulla spesa sanitaria e non- di cui si beneficia con gli attuali livelli di pratica sportiva e fisica rilevati nel 2015- è di oltre 1,5 miliardi di euro all’anno. L’attività fisica, infatti, riduce le probabilità di ammalarsi rispetto a cinque patologie (malattie cardiovascolari, ictus, tumore al colon, tumore al seno e diabete tipo 2). Inoltre, si stima che la riduzione dei sedentari di 1 punto % (circa 215 mila persone) porterebbe a un risparmio sulla spesa sanitaria di circa 80 milioni di euro.

A questo dobbiamo aggiungere il contributo valoriale e culturale dello sport. Lo sport come valore ha infatti una sua consistenza innegabile e, a dispetto di molto scetticismo, ha certamente al suo interno gli anticorpi in grado di correggere tutte quelle “distorsioni” che rischiano a volte di avvelenarlo. Sport, quindi, inteso come momento di crescita e condivisione per bambini e le loro famiglie.

Per quanto riguarda la capacità pedagogica, il mondo dello Sport riesce ancora a trasmettere i suoi valori tradizionali. Da esso emerge una forza ispirazionale ed emozionale che potrebbe permettergli di essere un traino di sviluppo civile.

L’associazionismo sportivo in Italia è distribuito capillarmente su tutto il territorio nazionale. Le 118.812 società sportive – soggetti giuridici distinti iscritti al Registro del CONI – sono il cuore del sistema che ogni giorno in modo instancabile promuove i suddetti valori. Senza oggi scomodare le certificazioni Esicert, è fuori discussione l’impegno etico delle società sportive, ma altrettanto vera è spesso la scarsa consapevolezza della propria dimensione (Carroll 1999), della propria Mission, Vision e dell’Impatto sociale che questi valori hanno sul territorio e su tutti gli stakeholder.

Il settore sta passando un momento di profonda riflessione, peraltro già iniziata 10 anni fa. Dalle tabelle di seguito infatti si riconoscono gli elementi che ancora oggi minano lo sviluppo e la sostenibilità strategica dello Sport nel lungo termine.

Trovare nuove forme di sostentamento, difficoltà nel reperimento degli sponsor e sovvenzioni pubbliche insufficienti sono i temi che popolano da oltre 10 anni i direttivi di moltissime società sportive in Italia. Purtroppo a questo non è ancora seguita una chiara direzione verso quella che oramai, visto il quadro normativo ed istituzionale, sembra essere l’unica direzione: il fundraising per le organizzazioni sportive.

Come? Iniziando ad inserire nel proprio Statuto quei valori che caratterizzeranno il proprio impianto strategico ed operativo. Di fatto molti statuti societari oggi sono un mero “copia-incolla” e non riflettono i valori e le mission dell’organizzazione. Il Codice Etico insieme al Bilancio Sociale dovrebbero essere inseriti in un pattern di sviluppo e, quali strumenti di lavoro, fungere da guida e slancio iniziando dalla governance fino ai singoli sportivi ed atleti.

Non possiamo inoltre dimenticare che le grandi leve di questo settore sono passione e community. Un binomio che da solo basta per far infiammare scenari di grande volontariato attivo, di Crowdfunding virale e People-raising per la raccolta di risorse e fondi necessari al sostentamento e sviluppo delle proprie attività sportive giornaliere. Ciò al fine di rendere la sponsorizzazione uno dei possibili asset e non più solamente l’unico da dover accettare ad ogni costo.

In conclusione possiamo dire che abbracciando un approccio Fundraising oriented, le organizzazioni sportive insieme agli stakeholder, atleti, genitori e bambini potranno diventare il riverbero di quei valori sani che rendono il mondo dello Sport una realtà sociale su cui investire e con tutte le carte in regola per continuare a vincere ancora.


Fabrizio Farinelli è docente del corso Fundraising per le Organizzazioni Sportive che si terrà a Forlì il 30 novembre e 1 dicembre 2017.

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