Corso di fundraising per enti ecclesiastici e religiosi: conclusa la seconda edizione

Un commento di Andrea Romboli, coordinatore del corso Principi e tecniche di Fundraising per gli enti ecclesiastici e religiosi, tratto dal blog di Romboli Associati.

35 iscritti (ci scusiamo con tutti coloro che sono rimasti esclusi ma vi era il rischio che poi diventasse un convegno e non un corso), 1 relatore internazionale, 3 Case History, 1 esperto di economia civile e tanto networking: questi sono gli ingredienti che hanno reso unica ed irripetibile questa edizione del nostro percorso formativo, giudicato dai partecipanti come eccellente (troppo buoni…ma felici di questo riconoscimento). Un aspetto di grande valore è soprattutto la pluralità di organizzazioni che operano per diversissime confessioni religiose, accomunate solo dal desiderio di coinvolgere nuovi donatori sulle loro mission. Un confronto interessante tra Cattolici, Protestanti, Buddisti, Realtà Monastiche, Missionari Laici e qualcuno che opera in ambiti diversi da quello religioso ma rimasto comunque attratto dai contenuti trattati, come ad esempio Unicef.

I nostri docenti si sono susseguiti in un percorso di senso che, intervento dopo intervento, ha illustrato un innovativo approccio al fundraising .

L’intervento in apertura di Paolo Venturi ci ha insegnato che prima del Dono c’è la Donazione ovvero qualcosa che trova il suo compimento più profondo non tanto in quello che si dona all’altro ma nella relazione che si genera grazie all’atto donativo.

Poi, Roger Bergonzoli ci ha portato sin dentro le mura del Monastero di Santa Rita da Cascia, raccontandoci comeun board costituito da monache di clausura può essere molto più visionario di tanti altri organismi decisionali che non credono nel fundraising riconducendolo ad un mero mix di tecniche di marketing.

Il mattino seguente si è tenuto l’intervento tanto atteso di Stephen Pidgeon, un fundraiser di 67 anni, che in quattro travolgenti ore ci ha descritto come è importate “amare i propri donatori”, stare in relazione con loro e soprattutto chiedere in modo diretto e semplice evitando lunghe lettere, magari firmate da un direttore generale di un’organizzazione che non riesce a far comprendere chi è e cosa fa.

Nel pomeriggio abbiamo ascoltato Marco Granziero che ci ha portato, letteralmente e visivamente, all’interno della Basilica Vaticana di Sant’Antonio da Padova conosciuta in tutto il mondo grazie anche al Messaggero di Sant’Antonio. Quella di Graziero è stata la testimonianza di come, anche attraverso strumenti di direct (bollettini, gadget, e tutto quello che si può spedire…anche con un corriere!), si può parlare al cuore del donatore facendolo sentire parte di una famiglia.

In chiusura ho avuto l’onore di ascoltare Arnout Mertens, direttore generale dell’Opera dei Padri e Fratelli Salvatoriani, che ha spiegato come anche il mercato delle fondazioni europee di erogazione ha in sé un fortissimo elemento di relazionalità, soprattutto con i diversi uffici che selezionano e valutano le diverse apllications.

Infine, condivido con voi la dedica fattaci da Sthephen sul suo libro che parla di come amare i propri donatori (sino alla morte)…ma qui mi fermo altrimenti, se iniziamo a parlare di lasciti, il 93% degli italiani inizia a far scongiuri!

autografo-libro-Stephen-Pidgeon

Un grande grazie a tutti

Andrea

FOTOGALLERY DEL CORSO

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