In Italia la cultura non produce solo identità e bellezza ma anche valore economico. Secondo l’ultimo rapporto Io sono Cultura di Fondazione Symbola, nel 2025 il sistema produttivo culturale e creativo ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Ogni euro prodotto dalla filiera ne ha attivati in media altri 1,7 in settori come il turismo, la ristorazione e il commercio.
È una ricchezza che però non sempre torna alle organizzazioni culturali che la generano. Anzi, se si guarda alla loro capacità di sostenersi, il quadro si fa più fragile. Tra il 2019 e il 2025 la spesa delle famiglie per la cultura, al netto dell’inflazione, è calata del 4,7%. Il lavoro nel settore resta segnato da precarietà e da una bassa presenza di giovani e le risorse disponibili non sono destinate ad aumentare.
La sfida quindi, non è solo legata a trovare nuovi fondi, ma anche riuscire a moltiplicare gli effetti di quelli che ci sono. E capire come costruire, attorno a un museo, un teatro, una biblioteca o un festival, una comunità di sostegno stabile.
La leva fiscale non basta
Dal 2014 l’Art Bonus consente a cittadini, imprese e fondazioni di sostenere la cultura pubblica con un credito d’imposta del 65%. A fine 2025 aveva raccolto oltre 1,14 miliardi di euro da più di 50.000 mecenati, per quasi 8.000 interventi. Alla Camera è in esame una proposta di legge per estenderlo ai beni gestiti da enti del Terzo settore, enti ecclesiastici, festival e musei privati del Sistema museale nazionale. Se approvata, allargherebbe in modo significativo la platea delle organizzazioni che possono usarlo. Ma l’incentivo fiscale non fa il donatore: può sostenere una scelta già matura, non generarla.
A supporto di questo ci sono i dati 2026 dell’Osservatorio Donare 3.0, secondo cui le persone scelgono a chi donare soprattutto per il legame con il proprio territorio e per l’importanza che attribuiscono alla causa, più che per la sola notorietà dell’organizzazione.
Anche il dato sulle campagne di crowdfunding va nella stessa direzione. Il 61% delle campagne realizzate su Rete del Dono ha infatti una ricaduta locale.
Dal pubblico da servire alla comunità da coltivare
C’è poi un cambiamento più profondo, che riguarda il ruolo stesso delle istituzioni culturali. Nella scorsa edizione del corso è emerso un punto importante legato all’intelligenza artificiale e alla sua capacità di generare documenti, immagini e interpretazioni indistinguibili dagli originali. In questo scenario, un museo o un teatro, custodi dell’autenticità, non possono più giustificare il proprio ruolo per il solo fatto di esistere. La risposta sta allora nel ridefinire il proprio mandato, passando da un pubblico da servire a comunità di pratica da coltivare. Si tratta di gruppi che si riconoscono in un progetto, ne comprendono vincoli e obiettivi e vi contribuiscono con tempo, competenze, relazioni e anche con risorse economiche.
In questa prospettiva la richiesta di sostegno cambia natura. Non è più un appello rivolto dall’esterno, ma il seguito naturale di una partecipazione che già c’è. Cambiano così anche le metriche: non si guardano più soltanto biglietti e presenze, ma anche indicatori di relazione, fidelizzazione e trasformazione. E in questo contesto le organizzazioni più piccole, con comunità più gestibili e decisioni più rapide, possono partire avvantaggiate.
Cosa faremo al corso Cultura e Fundraising
Il corso trasforma queste riflessioni in strumenti operativi. È pensato per chi lavora in organizzazioni culturali e creative che vogliono avviare o strutturare la raccolta fondi, e per fundraiser che vogliono specializzarsi nel settore.
Si lavorerà sul funding mix, sulle leve per coinvolgere cittadini e imprese e sugli strumenti disponibili. L’obiettivo sarà anche capire come accompagnare piccoli, medi e grandi donatori oltre la donazione occasionale, costruendo relazioni più solide e durature.
Fonti
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Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Tagliacarne, Deloitte, Io sono Cultura 2026, 2026 – https://symbola.net/ricerca/io-sono-cultura-2026/
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Federculture, Impresa Cultura. La cultura che cambia i territori. 22° Rapporto annuale, Gangemi Editore, 2026
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Fondazione Rete del Dono e PayPal, con Ipsos Doxa, Osservatorio Donare 3.0 – XII edizione. Il dono che cambia le regole: comunità, territorio e governance, 2026 – https://www.retedeldono.it/landing/donare3punto0#paper-di-ricerca
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Ministero della Cultura – ALES, dati Art Bonus – https://artbonus.gov.it
Alcuni spunti dell’articolo sono tratti dalle lezioni dell’edizione 2025 del corso Cultura e Fundraising di The FundRaising School.
