Le “Reaction” di Facebook…un’opportunità per le organizzazioni non profit?

Il perché i fundraiser amino tanto Facebook non è un segreto.. è sicuramente il social network più diffuso nel nostro Paese, con oltre 28 milioni di utenti attivi contro gli 8 milioni di Twitter, attraverso cui le persone condividono qualsiasi cosa, anche il proprio supporto alle organizzazioni non profit in cui si riconoscono per ideali e mission. Per non parlare del suo enorme ruolo in termini di comunicazione e per aumentare il traffico sulle pagine dedicate alla donazione.

L’algoritmo di Facebook è disegnato per condividere i post che hanno maggiormente colpito i tuoi amici, e il modo migliore che gli utenti hanno per mostrare il proprio interesse in qualcosa che appare nella propria bacheca è il popolare tasto “Mi piace”. Il tasto “Mi piace” funziona egregiamente per imprese intente a promuovere un nuovo prodotto o per le singole persone per condividere buone notizie; tuttavia, non è mai stata una risposta ideale al tipo di contenuti che molte organizzazioni non profit vorrebbero condividere. Sicuramente le persone che vi seguono sono felici di mettere “Mi piace” ad un vostro post sul prossimo evento o sui risultati della vostra ultima iniziativa; ma davvero volete che alle persone “piacciano” messaggi sull’ingiustizia sociale, la povertà o l’esclusione? Le persone potrebbero non sentirsi a proprio agio a rispondere “Mi piace”… e di conseguenza questi contenuti non saranno condivisi a sufficienza all’interno della piattaforma.

Una nuova era… le “Reactions”

Qualche giorno fa aprendo Facebook ho notato qualcosa di diverso… il mio caro pollice all’insù non era più lo stesso… sparita la manica blu della giacca, completamente bianco e inserito in una bolla blu. Andando avanti con la giornata, gli si affiancano altre icone sconosciute e la mia bacheca inizia a riempirsi di post sulle “Reactions”.

Per anni gli utenti hanno richiesto il bottone “non mi piace” su Facebook. La soluzione non era semplice: le imprese, così come le organizzazioni non profit, certamente non volevano un pulsante che pubblicamente esprimesse il dissenso per i loro “messaggi positivi”; in più questo poteva essere usato anche per cyber-bullismo o scopi “maliziosi”. Ora Facebook ha trovato la soluzione.

Fino a ieri, per tutte le situazioni, avremmo potuto semplicemente scegliere se mettere un “Mi piace” o astenerci dal commentare, ma oggi possiamo indirizzare meglio i nostri sentimenti. Le “Reactions” danno agli utenti la possibilità di interagire con un post aggiungendo sei nuovi emoji: “Love”, “Ahah”, “Wow”, “Sigh”, “Grrr”.

Certo, non una novità eccezionale, se si pensa alla miriade di siti, app e simili che sfruttano tutte le potenzialità delle emoji (Whatsapp tra tutte). Eppure, è una piccola grande rivoluzione.

Tralasciando il fatto che ci conquisteranno con estrema facilità, ci sono alcuni aspetti su cui dovremmo soffermarci.

Quali possibilità possono aprire alle organizzazioni non profit?

Quanto può essere utile a un fundraiser riuscire a dare sfumature di umore alle interazioni dei propri fan, avvicinandosi così a una profilazione del donatore più accurata?

È facile prevedere come i fundraiser potranno beneficiare delle nuove “reazioni positive”, come “Love” o “Wow”, mentre le opzioni più negative potrebbero tornare utili per altri tipi di messaggi che le organizzazioni vogliono condividere.

Quando avremo preso confidenza con il nuovo strumento, gli utenti potranno mostrare il loro essere scontenti (“Sigh”) dell’impatto provocato dalle condizioni sanitarie scadenti che una non profit sta cercando di migliorare, o il loro essere arrabbiati (“Grrr”) per il degrado ambientale. In questo modo l’algoritmo di Facebook riconoscerà questi sentimenti, promuoverà i post affinché più utenti possano vederli e promuovere la vostra causa.

Inoltre, potrebbe essere più utile analizzare come ha reagito la community al lancio di una nuova campagna, piuttosto che accontentarsi di contare i “Mi piace” raccolti. Allo stesso modo, Reactions potrà essere uno strumento per correggere il tiro di quelle campagne che non raccolgono i frutti sperati online.

Si apre quindi un nuovo modo di interpretare le reazioni su Facebook e tutti, fundraiser e social media manager in primis, devono prepararsi ad aggiornare le proprie strategie!

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