5 buoni motivi per cambiare idea sulla pianificazione strategica nel non profit

Pianificazione strategica fundraising
Articolo di Marianna Martinoni

Per un’organizzazione non profit, la decisione di iniziare a fare fundraising in modo strutturato può essere l’occasione giusta per avviare anche una pianificazione strategica. Eppure, siamo onesti: dedicare tempo a questo processo viene spesso percepito come un lusso che non ci si può permettere, un esercizio teorico di poco conto o addirittura una perdita di tempo.

Niente di più falso. La pianificazione strategica nel non profit è un investimento che rende più solide le scelte organizzative, aumenta la coerenza interna e rafforza la capacità di coinvolgere sostenitori e stakeholder.

Dedicare tempo e risorse a pianificare in modo strategico contribuisce a:

  • definire programmi e attività, anche in contesti che cambiano di continuo;
  • decidere come relazionarsi con il territorio e con i diversi stakeholder;
  • capire come coinvolgere i sostenitori, reali e potenziali.

Inoltre, la pianificazione strategica è il momento ideale per verificare:

  • come massimizzare l’impatto che si vuole generare attraverso le attività;
  • se stiamo lavorando nel modo giusto;
  • se stiamo facendo davvero tutto il possibile per realizzare la mission dell’organizzazione.

Mission, identità e valori come base del piano strategico

Lavorare a un piano strategico offre l’occasione di rimettere a fuoco identità e valori che sono alla base dell’operato dell’organizzazione. È anche il momento per verificare se i progetti in corso, o quelli pronti a partire, sono coerenti con la mission e con la direzione che l’organizzazione intende perseguire.

Sia che si tratti di un’organizzazione giovane, sia di una realtà attiva da decenni, una revisione della mission e una sua condivisione aperta possono diventare un passaggio decisivo. Permettono di comprendere il livello di consapevolezza e di allineamento interno rispetto al motivo che giustifica l’esistenza stessa dell’organizzazione non profit.

Un momento di analisi dell’identità consente anche di capire come siamo percepiti all’esterno. Aiuta a valutare, con uno sguardo critico, la credibilità di cui gode l’organizzazione nella comunità o nel territorio in cui opera e qual è, oggi, il livello di notorietà presso pubblici diversi.

Analizzare il contesto e mappare gli stakeholder

Una volta chiariti mission, identità e valori, è importante osservare il contesto in cui ci muoviamo. Anche il contesto cambia rapidamente e molti elementi possono essere mutati rispetto all’ultima volta in cui ci siamo fermati a “scattare una fotografia” della realtà.

Insieme al contesto, è utile aggiornare periodicamente la cosiddetta mappa degli stakeholder: l’insieme dei soggetti che, con comportamenti e decisioni, possono influenzare l’organizzazione. È un esercizio che funziona bene se svolto in gruppo, coinvolgendo staff, governance e, perché no, anche i volontari.

Individuare gli stakeholder, definirli e posizionarli all’interno di una mappa aiuta a mettere a fuoco cambiamenti e criticità da affrontare, ma anche opportunità che non stiamo valorizzando pienamente. Opportunità che possono contribuire ad avvicinare nuovi sostenitori della causa e dei progetti.

Capitale relazionale e confronto con i competitor

Una buona mappatura degli stakeholder rende più agile anche il lavoro sul capitale relazionale: l’insieme delle relazioni di cui dispone l’organizzazione e di quelle attivate dalle persone che la compongono.

Da questo lavoro emergono contatti da attivare o riattivare, potenziali sostenitori da coinvolgere su progetti specifici, donatori grandi o piccoli in grado di mettere a disposizione risorse economiche, materiali o professionali, a seconda delle esigenze e delle richieste.

Tra gli stakeholder è fondamentale considerare anche i competitor: quelli più vicini per territorio o per tipologia di attività. Confrontarsi è parte integrante della vita di un’organizzazione non profit, perché permette di imparare, migliorare e riconoscere con lucidità il proprio posizionamento.

Il piano strategico come processo di crescita organizzativa

Con queste valutazioni iniziali, diventiamo più capaci di leggere in modo critico anche l’attività quotidiana e di comprendere il senso profondo della pianificazione strategica.

Un buon piano strategico:

  • aiuta a chiarire le priorità, definendo obiettivi strategici e operativi, e aumenta la probabilità che il lavoro quotidiano porti davvero ai risultati attesi;
  • offre l’occasione per individuare step e strumenti per monitorare e valutare l’andamento delle azioni;
  • costringe a definire come allocare le risorse necessarie per raggiungere gli obiettivi, con tempistiche chiare e un budget, meglio se costruito “programma per programma” e comprensivo di fundraising e comunicazione.

Pianificazione strategica, fundraising e comunicazione

Disporre di una pianificazione strategica a medio-lungo termine permette anche di verificare se l’organizzazione possiede risorse umane e competenze adeguate per sostenere il lavoro presente e futuro.

Riorganizzare le attività collegandole a obiettivi strategici e operativi che discendono dalla mission è uno stimolo decisivo per pianificare il fundraising. Significa definire obiettivi di raccolta fondi e chiarire quale budget sia necessario per realizzare il programma di fundraising scelto.

Con questi elementi diventa più semplice selezionare gli strumenti di raccolta fondi più adeguati e assicurarsi di rendere facile il donare: aprendo canali coerenti con le esigenze dei donatori che si intende coinvolgere e investendo tempo di qualità per conoscerne caratteristiche e aspettative.

Strategia di comunicazione e uso dei dati

Pianificare passo dopo passo permette anche di costruire una strategia di comunicazione a medio-lungo termine, commisurata al budget disponibile e coerente con la mission e con il rapporto che l’organizzazione intende costruire con i propri stakeholder.

La pianificazione a medio-lungo termine spinge inoltre a cercare dati a 360 gradi su progetti, beneficiari, costi e impatti generati nel tempo. Sono informazioni fondamentali per coinvolgere diverse tipologie di donatori e indispensabili per avviare una comunicazione efficace, trasparente e capace di generare fiducia.

Una strategia condivisa per rafforzare la mission

La pianificazione strategica è un processo che va condiviso. Serve alla governance per chiarire dove si vuole andare e come ci si vuole arrivare, ma serve soprattutto alle persone dell’organizzazione per comprendere i passi che l’organizzazione non profit sta compiendo.

Avere una strategia chiara e condivisa aiuta tutti a lavorare meglio e rende più semplice trasmettere a staff, volontari e donatori l’attrattiva della mission dell’organizzazione.