Oggi il tema della valutazione di impatto sociale è uno dei più dibattuti all’interno del Terzo settore, anche in relazione alle previsioni contenute nella riforma del Terzo settore e dell’impresa sociale (l. n. 106/2016).
La valutazione di impatto sociale nel Terzo settore
Nel testo della legge delega è contenuta una definizione puntuale di valutazione di impatto sociale, intesa come una valutazione qualitativa e quantitativa, sul breve, medio e lungo periodo, degli effetti delle attività svolte sulla comunità di riferimento rispetto all’obiettivo individuato.
Valutare significa dunque attribuire valore sia a elementi quantitativi sia a elementi qualitativi, spesso decisivi nel Terzo settore per rendere visibile il valore generato dalle organizzazioni. La valutazione riguarda ciò che le attività producono in termini di risultati immediati, di cambiamenti nel medio periodo e di trasformazioni durature nel lungo periodo.
Output, outcome e impatto: i diversi orizzonti temporali
La valutazione di impatto sociale si articola su tre orizzonti temporali distinti ma complementari. Il breve periodo è legato agli output, ovvero ai risultati immediati delle attività. Il medio periodo riguarda gli outcome, cioè i cambiamenti prodotti sui beneficiari. Il lungo periodo, infine, è rappresentato dall’impatto, inteso come l’effetto sistemico e duraturo sulle comunità di riferimento.
Comunità e stakeholder come riferimento della valutazione
La definizione normativa pone al centro la comunità di riferimento come principale macro-categoria di stakeholder rispetto alla quale misurare e valutare l’impatto delle attività. Questo passaggio evidenzia la necessità di individuare obiettivi chiari che guidino il processo di valutazione, rendendolo utile per l’organizzazione e comprensibile per i soggetti coinvolti.
Non è possibile, infatti, attivare un processo di valutazione dell’impatto sociale senza definire obiettivi condivisi, preferibilmente costruiti insieme agli stakeholder principali. Questo approccio consente di orientare la valutazione verso risultati rilevanti e di semplificare il processo stesso.
Fonte: Zamagni, Venturi, Rago (2015)
Linee guida, bilancio sociale e autovalutazione
Nell’ambito della riforma è stato istituito un gruppo di lavoro ministeriale incaricato di elaborare linee guida sul bilancio sociale e sui sistemi di valutazione dell’impatto sociale per gli enti del Terzo settore. Pur non essendo ancora noti i contenuti definitivi, emerge con chiarezza l’orientamento generale del documento.
La ratio delle linee guida non è quella di imporre una metodologia unica di misurazione dell’impatto, ma di accompagnare le organizzazioni nella costruzione di processi di autovalutazione basati su dati oggettivi e verificabili. Gli enti sono chiamati a definire sistemi di indicatori coerenti con la propria dimensione, missione e finalità, rendendoli accessibili e comprensibili anche a soggetti terzi.
Impatto, fiducia e sostenibilità economica
Un ulteriore elemento qualificante della valutazione di impatto sociale emerge da una riflessione più ampia sugli strumenti di promozione e supporto agli enti del Terzo settore e alle imprese sociali introdotti dalla riforma. Tali strumenti, pur differenti tra loro, condividono un presupposto comune: la centralità della relazione tra l’organizzazione e chi la sostiene.
La riforma incentiva relazioni capaci di contribuire alla sostenibilità economica delle organizzazioni, piuttosto che stanziamenti diretti. Queste relazioni si fondano necessariamente su un rapporto di fiducia tra l’ente e i soggetti che lo supportano, siano essi persone fisiche o giuridiche.
In questo senso, impatto vuol dire fiducia. Più le organizzazioni sono in grado di dare evidenza dell’impatto sociale generato sulle comunità di riferimento, più riescono a rafforzare le relazioni con il territorio e a facilitare il sostegno economico, anche attraverso gli strumenti previsti dalla riforma del Terzo settore.
