Digital R-Evolution

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Al di là dell’aspetto semantico e del gioco di parole, il titolo non ha altra finalità se non quella di fornire un ulteriore spunto sulla necessità – a mio avviso quanto mai reale ed attuale – di iniziare a ripensare il concetto di “Digital” nelle organizzazioni non profit. L’esperienza “sul campo”, ma anche il contatto costante con molte realtà italiane ed estere, mi ha fornito in questi anni un quadro che oggi mi permette di riflettere sul ruolo che la raccolta fondi online ha all’interno di un’organizzazione e quello a cui la stessa dovrebbe tendere nella Digital Age.

Quanto raccogliere, ma soprattutto quali indicatori tenere d’occhio per avere un approccio strategico e quindi tattico al Digital Fundraising, è stato un tema che ho trattato lo scorso anno e che continuo a portare avanti nei miei workshop, perché è sui numeri che – a mio parere – il digital manager si gioca la sua credibilità ogni giorno e quindi di conseguenza il budget per l’anno a venire. Per cui alla domanda “Si ok, ma quanto “porterà” alla mia organizzazione l’attività digital?” rimando subito all’articolo “Digital Analytics per comunicare nel Non Profit“. Penso che in questo momento una domanda del genere (che di fatto mi viene spesso rivolta) mi fa capire quanto ancora lontana sia la consapevolezza di questo asset principalmente organizzativo. Digital, è un approccio mentale.

Una ricerca del Charities Aid Foundation racconta che solo il 5% dei CEO delle Organizzazioni Non Profit a livello mondiale credono oggi che , le nuove tecnologie saranno tra le prime 3 sfide che dovranno affrontare; sanno altresì molto bene che i contributi statali sempre minori stanno riducendo la stabilità e la continuità delle proprie attività, valore di riferimento sul territorio e per la società nel suo complesso (vedi fig.1). Perché sta succedendo questo? Probabilmente il Digital per troppo tempo è stato presentato come qualcosa di piacevolmente nuovo, un’oasi refrigerante per molti e quindi anche per la raccolta fondi.

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Figura 1

La realtà è che molti di noi non sono andati più in profondità nel capire che l’online è una vera opportunità per la governance, per i processi e, più in generale, per stimolare una conoscenza condivisa che purtroppo non viene percepita come il reale valore aggiunto di una risorsa che è instancabilmente fonte di innovazioni e sviluppo, in particolare per il Non Profit.

Ciò ha portato inevitabilmente all’aumento del gap (vedi fig. 2) tra l’Evoluzione tecnologica delle piattaforme/prodotti/servizi sul mercato, possibili fortune della raccolta fondi, e una governance radicata, troppo demandataria ma sopratutto preoccupata (a buon ragione a volte!) di Rivoluzionifricchettone“.

Figura 2

In realtà se c’è una risorsa nella raccolta fondi in grado di entrare a pieno diritto quale principale strumento di Fundraising in grado di monitorare, gestire e arricchire di valore la tanto agognata “esperienza del donatore“, questo è il Digital. La piramide del donatore è stata soppiantata dal modello a vortice (vedi fig. 3), e al di là dei vari tentativi teorici, l’online ha di fatto cambiato le logiche di approccio del/al donatore e del prospect.

 

fig 3

Figura 3

Difficilmente potrà diventare lo strumento cardine se non si sviluppa la consapevolezza dell’importanza di concetti quali “Digital first” (vedi Charity Water), ovvero qualcosa che abbracci l’organizzazione nella sua totalità. Riconoscere l’opportunità di ridurre quei laboriosi processi di bottom-up e viceversa che non fanno crescere i nativi digitali e i senior, in un ambiente costantemente virtuoso. Organizzazioni e network basati su una vera conoscenza condivisa, che abbia un ruolo primario in tutti i principali processi interni di Raccolta Fondi:

↓ dalla gestione del DataBase

allo sviluppo del Ciclo di Vita del Donatore

alla definizione e sviluppo delle singole campagne

all’integrazione degli strumenti online e degli indicatori in una dashboard condivisa

fino alla gestione dei singoli contenuti media (foto, video).

E questo solo per fare alcuni esempi pratici, senza dover necessariamente scomodare esempi altisonanti e spesso lontani nella Silicon Valley. Quel famoso futuro pieno di opportunità è qui, adesso, ed è sopratutto utile. L’engagement dei Vs collaboratori e volontari, prima ancora che dei Vs prospect e donatori è l’essenza dell’unica rivoluzione digitale possibile. Da un punto di vista strettamente organizzativo ciò determinerà nel tempo la nascita e lo sviluppo di nuove figure professionali necessarie in primis al Fundraising nel naturale percorso di digitalizzazione dei processi.

Possiamo sicuramente disquisire sui singoli strumenti, sulle tendenze, sulle redemption, sulle piattaforme online più o meno integrate, sulle possibilità o criticità interne ed esterne, ma sarebbero semmai solo un contributo positivo in un percorso organizzativo delineato che abbia come priorità interna la declinazione di un’Agenda Digitale necessariamente coordinata ad una Carta dei Valori, che sappia raccontare la storia di persone che hanno reso quella buona causa, una realtà oggi imprescindibile.

Con il Digitale ci sono a mio avviso grandissime opportunità di evoluzione sopratutto nel Project Management in seno alle Organizzazioni Non Profit.  Se, ad esempio, pensiamo a strumenti come Asana, Trello, Slack, Zapier solo per citarne alcuni, automaticamente ci apriamo a percorsi interni di conoscenza condivisa ed integrazione, utilissimi nei processi di start-up e sviluppo, fino al turnaround a seconda del percorso e della maturità stessa dell’organizzazione.

I limiti personali legati alla semantica e agli inglesismi che spesso vengono additati nelle sessioni come le grandi barriere, sono a mio avviso solo un procrastinare (e quindi di fatto una forte minaccia) nel percorso di crescita di un’organizzazione che è e sarà necessariamente legata alla presenza di nativi digitali, quali futuri Leader Digitali, artefici finalmente di una vera Evoluzione / Rivoluzione Digitale, già in atto.

Fabrizio Farinelli, docente del corso avanzato Digital Fundraising per il Non Profit


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